Cina, certificato armonizzato – UIV chiede l’esclusione per il vino

Nicola Tinelli -

L’autorità per il controllo della qualità, ispezione e quarantena della Repubblica Popolare cinese (AQSIQ) ha recentemente adottato un nuovo obbligo di certificato armonizzato (harmonised certificate) per tutti gli esportatori di prodotti alimentari esportati in Cina, bevande alcoliche incluse. Nonostante il regolamento sia entrato in vigore nel mese di aprile 2016, un periodo transitorio di 18 mesi è stato concesso dal governo cinese.

In risposta alle sollecitazioni da parte degli Stati membri dell’Unione Europea, la delegazione UE di Pechino ha organizzato un seminario di approfondimento sul tema, coinvolgendo AQSIQ e le ambasciate.  

Unione Italiana vini è stata invitata dall’Ambasciata d’Italia a Pechino a partecipare all’evento, al fine di illustrare alle autorità cinesi la situazione degli esportatori di vino italiani e di chiedere l’esclusione di tali operatori dai nuovi obblighi richiesti dalla Cina.

 

In particolare, le tre argomentazioni sono state portate all’attenzione di AQSIQ:  

 

  • I vini europei (e italiani) sono prodotti e controllati secondo i più elevati standard in materia di qualità e sicurezza, previsti dalle norme UE e nazionali.
  • Attualmente, gli esportatori di vino sono già soggetti a una lista esaustiva di certificati, in primis il certificato sanitario, che garantiscono l’autenticità, la qualità e la sicurezza dei prodotti.
  • Come anche ribadito dalla FAO, il vino, di per sé, è un prodotto sicuro: contiene, infatti, acidità e alcol che creano un ambiente inospitale per batteri e per qualsiasi rischio di origine alimentare.

 

Pertanto, come condiviso dalla Commissione Europea, i vini (come tutte le bevande alcoliche) dovrebbero essere escluse (non esentate) dal campo di applicazione del Regolamento.

 

  • La risposte di AQSIQ

 

  1. In generale sull’introduzione del Regolamento:
  • Il certificato dovrà essere validato da un’autorità pubblica nazionale. Non saranno, dunque, accettate autocertificazioni degli operatori
  • AQSIQ auspicherebbe un modello di certificato armonizzato a livello UE, ma terrà conto delle peculiarità degli Stati membri, soprattutto rispetto all’autorità competente al rilascio del certificato.
  • Certificati esistenti: essi rimarranno validi, ma esigenza di migliorarli.
  • Anche gli additivi alimentari, se esportati in Cina, dovranno essere accompagnati dal certificato armonizzato.

 

  1. Rispetto all’esclusione delle bevande alcoliche.

 

  • AQSIQ è informato rispetto alla normativa vitivinicola UE, il sistema di controllo e di certificazione.
  • L’UE ha già richiesto per questi prodotti un’esenzione dall’obbligo di essere accompagnati da un ulteriore certificato
  • Tuttavia, secondo AQSIQ, non vi è possibilità di prevedere esenzioni/eccezioni per taluni specifici prodotti: tutti i prodotti alimentari esportati in Cina dovranno essere accompagnati dal certificato armonizzato.
  • Nello specifico, per quanto riguarda le importazioni di vino, non vi è da parte di AQSIQ preoccupazione rispetto alla sicurezza dell’alimento, quanto rispetto a qualità e origine.
  • Per quanto riguarda gli attuali certificati di origine, AQSIQ lamenta la mancata armonizzazione a livello UE e lo scarso controllo da parte delle autorità (le Camere di Commercio) che rilasciano tale certificato.
  • AQSIQ evidenzia, inoltre, casi di vini importati da un Paese, con allegato un certificato di origine (es. Tailandia) di un altro Paese (Francia).
  • Per tale motivo, AQSIQ ritiene che il certificato di origine non può sostituire il certificato armonizzato.
  • I rischi per i prodotti vitivinicoli sono legati alle frodi e non alla sicurezza alimentare.
  • L’obiettivo di AQSIQ resta tutelare il consumatore cinese e, al contempo, evitare distorsioni commerciali non proporzionate.

 

Conclusioni

 

  • L’incontro è stato, in ogni caso, positivo in quanto ha rappresentato un’opportunità di confronto, dialogo e chiarimento sull’obiettivo della norma, nonché sulle aspettative da parte dei destinatari dei nuovi obblighi in materia di certificazione.
  • AQSIQ ha chiarito che il vino non dovrebbe essere soggetto a ulteriori certificazioni di tipo sanitario.
  • Tuttavia, gli esportatori di vino dovrebbero in ogni caso produrre tale certificazione ai fini della qualità e del controllo sull’autenticità del prodotto.
  • Sarà, pertanto, fondamentale che, nelle prossime settimane, la Commissione Europea promuova un nuovo incontro “a porte chiuse” con AQSIQ per ribadire la sua rispetto alla proposta normativa in oggetto.