Tribunale UE 01.02.2018 (causa T-102/17) Marchio UE - Procedimento di opposizione - Marchio UE figurativo SANTORO - Marchio UE precedente verbale SANGRE DE TORO - Motivo relativo al rifiuto

Duilio Cortassa -

La Cantina e oleificio sociale di San Marzano, di San Marzano di San Giuseppe, ha depositato, il 5 novembre 2013, una domanda di registrazione di marchio dell’UE « Santoro » e figura, in classe 33, pubblicata sul Bulletin des marques communautaires no 234/2013, del 10 dicembre 2013.

La casa vinicola spagnola Miguel Torres, SA, di Vilafranca del Penedés, il 10 mars 2014 ha proposto opposizione ai sensi 41 del regolamento n. 207/2009 (diventato l’articolo 46 del regolamento 2017/1001) contro la domanda, sulla base del marchio verbale spagnolo 280818 « Sangre de Toro », per vini spumanti, enologia, vini, vermouth », in classe 33, e del marchio verbale dell’UE 462309 « Sangre de Toro », per l’intera classe 33. 

Il 28 agosto 2014 San Marzano ha chiesto ed ottenuto dall'EUIPO la restrizione dell'elenco dei prodotti ai «vini italiani» e, con decisione del 25 agosto 2015, la divisione di opposizione ha respinto l'opposizione in quanto non sussisteva alcun rischio di confusione tra i marchi in conflitto. Per inciso, si era trattato di una decisione che non può che essere condivisibile, se non si vuole immaginare il consumatore medio europeo come uno soggetto incapace di distinguere un vino italiano a marchio “Santoro” da un vino spagnolo a marchio “Sangre de Toro”. Il 6 ottobre successivo, Torres ha però presentato ricorso al EUIPO, ai sensi degli articoli 58 e 64 del regolamento n. 207/2009 (ora articoli da 66 a 71 del regolamento 2017/1001), contro la decisione della divisione di opposizione e, con decisione del 1 dicembre 2016, la seconda commissione di ricorso EUIPO ha accolto il ricorso e annullato la decisione della divisione di opposizione ritenendo, in sostanza, che vi fosse effettivamente un rischio di confusione nella mente del pubblico di riferimento, ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 207/2009, dato la natura identica dei prodotti e le somiglianze dei segni coperti dal marchio richiesto e il marchio anteriore UE “TORO” e “TORO”.San Marzano ha ricorso contro la decisione della seconda commissione di ricorso EUIPO deducendo tre motivi. Il primo attiene a una violazione dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 207/2009 per il fatto che la commissione di ricorso non avrebbe correttamente valutato la somiglianza dei prodotti in questione. Il secondo motivo riguarda una violazione dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 207/2009 per il fatto che la commissione di ricorso non avrebbe valutato correttamente la somiglianza dei segni. Il terzo motivo riguarda una violazione dell'articolo 8, paragrafo 5 del regolamento n. 207/2009 e la distorsione di elementi di prova in relazione alla valutazione della reputazione del marchio anteriore.Secondo costante giurisprudenza, il rischio che il pubblico possa ritenere che i prodotti o servizi di cui trattasi provengano dalla stessa impresa o da imprese economicamente collegate costituisce un rischio di confusione. Il rischio di confusione deve essere valutato globalmente, secondo la percezione che il pubblico di riferimento ha dei segni e dei prodotti o servizi in questione e tenendo conto di tutti i fattori rilevanti nel caso, tra cui il l'interdipendenza della somiglianza dei segni e quella dei prodotti o dei servizi (vedasi sentenza del 9 luglio 2003, Laboratorios RTB / UAMI - Giorgio Beverly Hills (GIORGIO BEVERLY HILLS), T-162/01, e la giurisprudenza citata).Ai fini dell'applicazione dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 207/2009, un rischio di confusione presuppone sia identità o somiglianza dei segni, sia identità o somiglianza dei prodotti o servizi designati e le due condizioni sono cumulative (si veda la sentenza del 22 gennaio 2009, Commercy / UAMI - easyGroup IP Licensing (easyHotel), e giurisprudenza ivi citata).Il Tribunale ha ritenuto che la commissione di ricorso avesse ben valutato il rischio di confusione tra i marchi confrontando le bevande alcoliche, tranne la birra, coperti dal marchio anteriore e i vini italiani, protetti dalla domanda in questione, concludendo che i prodotti siano identici. Con ciò, non ha fatto che confermare una costante giurisprudenza che afferma che, quando i prodotti contrassegnati dal marchio anteriore includono i prodotti coperti dalla domanda di marchio, i prodotti sono considerati identici (sentenze 7 luglio 2005, Miles internazionale / UAMI - Biker Miles (Biker Miglia) T-385/03; 24 novembre 2005, Sadas / UAMI - LTJ Diffusion (Arthur et Felicie), T-346/04; 2 giugno 2010, Procaps / UAMI - Biofarma (Procaps), T-35/09). Per cui, conferma la giurisprudenza secondo la quale le bevande alcoliche, ad eccezione della birra, designate dal marchio anteriore, comprendono i vini italiani, designati dal marchio richiesto.San Marzano ha poi sostenuto che i segni in conflitto siano graficamente diversi e graficamente distinti. Il Tribunale si rifà, come è ovvio, alla giurisprudenza che afferma che la valutazione globale del rischio di confusione deve essere basata, per quanto riguarda la somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei segni in conflitto, sull'impressione complessiva prodotta da tali segni, tenendo conto, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti. La percezione dei marchi da parte del consumatore medio dei prodotti o servizi in questione svolge un ruolo decisivo nella valutazione complessiva di tale rischio. A tale riguardo, il consumatore medio percepisce normalmente un marchio nel suo complesso e non effettua un esame dei suoi vari dettagli (cfr. 12 giugno 2007, UAMI / Shaker, C-334/05 e giurisprudenza ivi citata). Il Tribunale ha ritenuto che un certo grado di somiglianza visiva e fonetica fosse individuabile. In merito alla somiglianza concettuale San Marzano ha fatto valore, correttamente, che segni in conflitto sono concettualmente diversi, in quanto, da un lato, il termine "santoro" coperto dalla domanda è concettualmente correlato esclusivamente all'idea di santità, e l'elemento grafico condivide lo stesso campo semantico perché rappresenterebbe un albero che simboleggia la vita che è cresciuto in un campo benedetto. D'altra parte, la parola "sangre" del marchio anteriore è percepita come riferita al sangue e questo riferimento è noto in tutta l'Unione a causa della bevanda Sangria, che evoca il colore del vino rosso e del sangue. La combinazione dei termini "sangre" e "toro" rappresenterebbe per il consumatore la tradizione spagnola delle corride e delle ferias organizzate in tutta la Spagna. L’argomento non è stato però minimamente accolto dal Tribunale, confermando quindi il rischio di confusione tra i marchi.  

Si tratta dell’ennesima decisione che lascia perplessi, facendo dell’intera classe 33 un prodotto sostanzialmente unico, quando invece così non sembra essere. Non ha quindi torto Stefano Sandri, quando prende “… nota che la Spagna ha segnato un gol contro l’Italia”; per fortuna, conclude, che “la partita non è chiusa”; in Vino: Spagna-Italia 1 a 0 http://www.marchiebrevettiweb.it/avviso-ai-naviganti/10814-vino-spagna-italia-1-a-0.html. Il testo completo della sentenza del Tribunale UE del 1 febbraio 2018 (causa T-102/17) è riportato in Marchi e Brevetti Web, banca dati giuridica e portale di informazione quotidiana sulla proprietà industriale e intellettuale, al link: http://www.marchiebrevettiweb.it/giurisprudenza/procedimenti-giurisdizionali/tribunale-ue/10741-tribunale-ue-01-02-2018-causa-t-102-17.html