Riforma etichettatura vino, marcia indietro della Commissione Europea

Paolo Castelletti -

La Commissione Europea sta lavorando da più di un anno a un processo di riforma dei Regolamenti attuativi dell’Organizzazione Comune del mercato del Vino, in coerenza con quanto prescritto dai Trattati dell’Unione Europea (c.d. “allineamento” al Trattato di Lisbona), che hanno concesso all’esecutivo guidato da Juncker il potere di adottare atti delegati e di esecuzione negli ambiti specificati dalla fonte primaria.

 

In tale ambito si inquadra la modifica dell’attuale Regolamento (CE) n. 607/2009, recante disciplina in materia di denominazioni di origine protette e indicazioni geografiche protette, menzioni tradizionali, varietà, etichettatura e presentazione di determinati prodotti vitivinicoli. Un pezzo di legislazione vinicola importantissima, di immediata e quotidiana applicazione da parte degli operatori.

A partire dal mese di novembre del 2015, l’indirizzo politico tracciato dalla DG Agri rispetto alla riforma di questo importante Regolamento comunitario è parso andare in un senso diametralmente opposto rispetto a quanto auspicato ed è sfociato in un documento di lavoro, denominato “marketing standards”, presentato infine a gennaio 2016.

La proposta targata Agri era di inserire una parte della disciplina vitivinicola all’interno di un Regolamento “omnibus” contenente regole per tutti i prodotti agricoli, oggettivamente difficoltoso da consultare: una “deriva” pericolosa per la normativa vitivinicola europea, l’ennesima minaccia alla specificità del comparto.

Inoltre, le regole in materia di DOP e IGP e le discipline delle menzioni tradizionali spostate in altri due Regolamenti, declinati a loro volta in due atti di esecuzione e due atti delegati.

Ci chiediamo quali innovazioni in termini di semplificazione tale processo rappresenterebbe, se è vero che gli operatori sarebbero costretti a confrontarsi con sei Regolamenti distinti, contenenti regole “orizzontali” per vino, ortofrutta, olio d’oliva, bevande spiritose, ecc. Riteniamo, invece, indispensabile mantenere la specificità in materia di regole di commercializzazione ed etichettatura, codificate nel corso degli anni sulla base delle peculiarità di un comparto, riconosciuto come pioniere della disciplina delle denominazioni di origine, delle sue definizioni e regole di attuazione.

Unione Italiana Vini ha lanciato per prima il campanello dall’allarme, già in occasione dell’incontro a novembre con il Cabinet del Commissario Hogan. Abbiamo in seguito sensibilizzato il Ministro Martina e i nostri Parlamentari Europei dell’intergruppo vino. A Bruxelles abbiamo espresso forte contrarietà a questo progetto in occasione dei gruppi di lavoro in seno alla DG Agri (gruppo di dialogo civile di novembre 2015), ribadito le nostre convinzioni in un recente incontro con il Direttore Jens Schaps insieme ai nostri colleghi del Comité Vin, sostenuto l’interrogazione parlamentare dell’On. Caputo in occasione dell’ultima plenaria di Strasburgo a dicembre 2015.

Al Commissario Hogan abbiamo chiesto di aprire un’ampia consultazione con il settore e gli Stati membri, prima di imporre decisioni non condivise. Unione Italiana Vini non difende rendite di posizione, né si erge a paladina dello status quo. Vogliamo presentare proposte concrete per migliorare e semplificare la normativa vitivinicola, a partire dall’idea di un “testo unico” europeo del vino, in linea con la best practise che stiamo sviluppando in Italia. Il nostro obiettivo, in altre parole, è di rendere più facile la vita delle aziende, mediante la codificazione di regole chiare, univoche, facilmente applicabili.

I nostri richiami non sono caduti nel vuoto: la settimana scorsa la Commissione Europea ha annunciato che il progetto “marketing standards” è stato abbandonato. Il punto è stato stralciato dall’ordine del giorno del comitato di gestione di febbraio, nonché dal prossimo gruppo di dialogo civile di marzo, al quale parteciperemo.

Il Commissario Hogan ha compreso che una riforma così ambiziosa non potrà decollare senza il pieno supporto della filiera. Supporto che non faremo mancare, a condizione che Bruxelles metta davvero al centro della sua agenda gli interessi e le peculiarità del settore vitivinicolo italiano.